CI LASCIA CLAUDIA FIASCHI

Nella notte tra il 3 e il 4 marzo ci ha lasciati Claudia Fiaschi che ha dedicato energia e passione per 40 anni al Terzo Settore e alla cooperazione sociale in modo particolare.

La ricordiamo con l’articolo che le dedica Sara De Carli su Vita.

Per il 25esimo anniversario di Cgm, Claudia volle ragionare sull’«energia dai legami». Raccontò che nelle vacanze, per staccare, leggeva cose che non c’entravano nulla con il suo lavoro, «per trovare spazi di pensiero miei, percorsi alternativi». Il Natale prima così le era capitato di leggere un manuale di chimica: «Ho scoperto – o forse riscoperto, perché l’avrò studiato a scuola ma non lo ricordavo, d’altronde le cose si imparano quando servono – che ci sono tanti tipi di legame. E ho pensato che questa cosa ci somiglia: la vita ha molto a che fare con la costante ricombinazione di elementi noti. La vita si evolve e si sviluppa solo perché vengono sistematicamente rotti gli equilibri fra i legami che conosciamo e gli elementi si ricompongono in maniera diversa», disse a VITA. Claudia era così, una donna dalle intuizioni profonde, che sparigliava le carte. Una per cui le persone, i legami e i processi stavano al centro, senza paura di rotture. «Il tema dei legami ha molto a che fare con i processi vitali che occorrono per rinnovare il futuro. L’energia che nasce dai legami è l’energia che si sprigiona quando un legame si rompe e si ricrea una nuova struttura di legame: il nuovo legame di solito è più forte del precedente e nella rottura si libera energia che viene messa a disposizione per fare un certo tipo di lavoro, che di solito genera nuova vita».

L’energia che nasce dai legami è l’energia che si sprigiona quando un legame si rompe e si ricrea una nuova struttura di legame: il nuovo legame di solito è più forte del precedente

Usiamo “era” perché Claudia Fiaschi è morta questa notte, a seguito di una malattia improvvisa e rapidissima. Nata a Firenze il 25 gennaio 1965, Claudia è stata da sempre attiva nel settore della cooperazione sociale, con particolare attenzione al mondo dell’educazione e dell’infanzia. Nel 1987 ha fondato a Firenze la Cooperativa Sociale L’Abbaino, quindi è stata vicepresidente del Consorzio Pan – Servizi per l’infanzia, presidente di Confcooperative Toscana, vicepresidente di Confcooperative, vicepresidente e amministratore delegato e poi di presidente del Consorzio nazionale Cgm, la più grande rete di cooperative sociali italiana. È stata membro del Cda di Etica sgr del Gruppo Banca Popolare Etica. Ha ricoperto il ruolo di portavoce del Forum del Terzo settore dal febbraio 2017 all’ottobre 2021, guidandolo negli anni cruciali della riforma del Terzo settore e della sua attuazione (il Codice del Terzo Settore arrivò con il decreto legislativo n. 117 del 3 luglio 2017) e poi della pandemia. Dal 2022 era alla guida del Consorzio Co&So, del cui CdA ha sempre fatto parte e membro di molti osservatori e comitati scientifici.

Un’altra lettura di “terzo” settore

Il tema delle energie rimase nei pensieri di Claudia, tanto che lo volle come sottotitolo anche del suo Terzo. Le energie delle rivoluzioni civili, pubblicato nell’autunno 2022. «Merita di essere letto il pamphlet firmato dall’ex portavoce nazionale del Forum del Terzo settore, Claudia Fiaschi. Molto efficace l’intuizione del titolo (“Terzo”) che viene spiegata nella prima parte del libro e ribalta l’assioma che questo settore venga dopo l’amministrazione pubblica e l’economia di mercato», scrisse il direttore di VITA, Stefano Arduini, nella sua recensione.

Un destino glorioso è racchiuso nella parola Terzo, destino che il Terzo Settore italiano merita di portare come bandiera nel suo nome.

«Fiaschi, dando il “la” a un canovaccio che cuce l’intero volume, scrive così: “A me piace pensare che la parola Terzo sia il frutto di qualcosa di più della presa d’atto del fatto che accanto al Primo settore (lo Stato) e al Secondo settore (il mercato) esiste una ulteriore forma organizzativa dell’iniziativa umana, privata e libera come quella del mercato, costruita su scala di valori diversa e con finalità di interesse pubblico analoghe a quelle dello Stato. Un destino glorioso è racchiuso nella parola Terzo, destino che il Terzo Settore italiano merita di portare come bandiera nel suo nome. Tre: il numero perfetto, sintesi del pari e del dispari, richiamo al ruolo di questo mondo nel superamento delle diseguaglianze e nella costruzione della coesione sociale delle nostre comunità. Tre: numero primo, il primo dispari come tutti gli altri ad eccezione del 2, definiti “mattoni del sistema numerico”. I significati spirituali di Terzo non sono forse il giusto tributo a quel movente ideale che caratterizza le organizzazioni del Terzo settore? […] Il numero 3 apre la strada alla terzietà, alla mediazione e al superamento degli antagonismi, il ruolo del giudice, della saggezza, appunto del “Terzo” indispensabile per superare i conflitti per costruire la pace tra persone e comunità, missione di gran parte degli enti di Terzo Settore».

Biaggi (Cgm): «Ha marcato la crescita e l’innovazione del sistema cooperativo»

Il Consorzio Cgm, cui Fiaschi, come dicevamo, dedicò anni ed energie importanti, è stato tra i primi, stamane, a ricordarla, con le parole della presidente Giusi Biaggi: «Claudia ha segnato la storia di di Cgm», dice Biaggi, ricorda che «come presidente del Gruppo ha saputo marcare la crescita e l’innovazione del sistema cooperativo e imprenditoriale sociale italiano. Lo ha fatto con la passione che tutti noi abbiamo avuto modo di conoscere sin dal primo incontro con lei. La stessa capacità e passione che ha portato nell’esperienza alla guida del Forum nazionale del Terzo Settore in un momento non facile.  La comunità di Cgm si stringe alla famiglia di Claudia in questo doloroso momento e a lei dedicheremo la prossima Convention Cgm che si terrà a fine giugno».

Il “suo” Co&So: «Claudia, incessante ricerca del Bene comune»

Il consorzio Co&So oggi la ricorda così: «Passione, curiosità e intelligenza hanno animato Claudia in un’incessante ricerca del Bene comune. Vedere il bisogno, prendersi cura delle vulnerabilità dei singoli e delle comunità, ha significato per lei attivarsi per trovare risorse e soluzioni sempre nuove e creative. La cooperazione è stata per lei il mezzo principe per dare “le risposte”: uno strumento in grado di esprimere le potenzialità delle relazioni, della forza dell’Insieme che è sempre più incisiva della somma dei singoli. Un uso sapiente del linguaggio ha contraddistinto il suo modo di parlare e di scrivere, come ci mostra nel suo bel libro sul Terzo Settore. Nulla nel suo agire è stato lasciato al caso, tutto ha trattato con cura e attenzione». E ancora: «Claudia ci lascia un’importante responsabilità che è quella di continuare ad alimentare la passione per la cura delle comunità che abitiamo, la passione nella formazione dei giovani che rappresentano il futuro della transizione imprenditoriale delle nostre cooperative, la passione per la solidarietà e la democrazia agita attraverso lo strumento della cooperazione, un modello organizzativo versatile che valorizza i temi della sostenibilità ambientale, sociale e anche di governance: le parole d’ordine del futuro».

Il consorzio Co&So e tutte le persone che lo abitano nello stringersi alla famiglia di Claudia in questo momento di grande dolore e nel salutarla si affidano alle sue potenti parole, prese da Terzo, Le energie delle rivoluzioni civili, il pamphlet che pubblicò nel 2022: «Sono innanzitutto le persone che cambiano i destini del mondo, delle altre persone, dei giorni. Persone straordinarie, semplici, con sogni, ambizioni, azioni “ordinarie”. Il cambiamento non è frutto di eroismi individuali o collettivi, ma di passi che seguono altri passi, della passione per gesti semplici che hanno una proiezione esterna e relazionale, e una felicità che deriva sempre da incontri e riconoscimenti reciproci».

Sono innanzitutto le persone che cambiano i destini del mondo, delle altre persone, dei giorni. Il cambiamento non è frutto di eroismi individuali o collettivi, ma di passi che seguono altri passi, della passione per gesti semplici che hanno una proiezione esterna e relazionale

Claudia Fiaschi

Confcooperative Toscana: «Cercheremo di onorarne la memoria proseguendo le opere da lei realizzate»

«La sua scomparsa lascia un grande vuoto in tutti noi e nel mondo della cooperazione che Claudia ha vissuto con entusiasmo, con impegno e con una sensibilità non comuni», scrive Confcooperative Toscana. «Ci uniamo al dolore della famiglia in questo momento che spegne le parole e cercheremo di onorare la sua memoria proseguendo con passione e determinazione le tante opere da lei realizzate».

Dalla viceministro Bellucci, un ricordo da “collega”

Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali, la ricorda con queste parole: «Attonita apprendo della prematura scomparsa dell’amica Claudia Fiaschi, da sempre impegnata in prima linea nel volontariato e nella cooperazione sociale. Vivo è il ricordo degli anni trascorsi insieme nel Forum nazionale del Terzo Settore, quando era portavoce, impegno che ha sempre onorato con autentica passione, altruismo e professionalità. Mi stringo ai suoi cari e al mondo di Confcooperative e del Terzo settore che ne sentirà la profonda mancanza. Ci mancherai, a Dio Claudia».

Il femminile

Nel 2012 VITA dedicò la copertina alla fondamentale presenza delle donne nel non profit: in un’Italia in cui l’occupazione femminile era al 46,5%, dodici punti sotto la media europea del 58,5%, il primo rapporto Censis sulla cooperazione in Italia attestava che nelle cooperative lavoravano 52 donne per 48 uomini, con il Sud perfettamente in linea con la media nazionale. Accanto all’inchiesta e ai numeri scrivemmo i profili di 50 donne leader del non profit, dalla A di Amadeo (Roberta, all’epoca presidente di Aism) alla Z di Zanella (Elena, nel direttivo di Assif) e scegliemmo Claudia Fiaschi come donna simbolo, dedicandole la copertina e una lunga intervista.

Le donne devono scoprire che il ruolo e il potere danno responsabilità ma anche gli strumenti per gestire più velocemente cose che fai già: gli uomini lo sanno benissimo. Poi ci vogliono uomini che quando ragionano sui cambi di cariche guardino anche alle risorse femminili e non decidano al posto loro

«Io non ho il mito del femminile come elemento, ho più la convinzione che tutto va molto meglio se le differenze – anche quelle di genere – sono messe intelligentemente al servizio di obiettivi condivisi», disse Claudia. «Vanno fatte crescere due cose. Da un lato le donne devono scoprire che il ruolo e il potere danno responsabilità ma anche gli strumenti per gestire più velocemente cose che già fai: gli uomini lo sanno benissimo. Poi ci vogliono uomini che quando ragionano sui cambi di cariche guardino anche alle risorse femminili e non decidano al posto loro. Troppo spesso sento ancora dire: «Sarebbe brava, ma ha i bimbi, vuole il part time». Glielo hai chiesto? Magari se si sente più valorizzata si organizzerà diversamente».

Dieci anni dopo, le sue parole valgono ancora. Ciao Claudia, grazie.