FUTURI RI-APERTI (5)

Paolo Holneider

di Paolo Holneider, presidente di Relè.

Il decreto del consiglio dei ministri che a marzo ha determinato la chiusura del Paese, come Relè ci ha toccato in misura diversa a seconda del tipo di servizio. Tecnicamente le nostre attività potevano essere svolte, ma abbiamo dovuto sospendere quelle correlate ad altre che erano invece state chiuse, come ad esempio il bar all’Arcivescovile e la ristorazione in un convitto per studenti di scuole superiori, o le pulizie all’Istituto Artigianelli che sono passate da 50 ore settimanali a 4. Altri servizi invece sono proseguiti come la ristorazione per alcune strutture residenziali dell’Anfass.

Con un fatturato che si è andato sostanzialmente dimezzando abbiamo dovuto accedere alla Cassa integrazione per la metà del personale; abbiamo deciso di tutelare le persone svantaggiate e i soci; tra le persone più fragili, alcune ad esempio, avevano molto paura del Covid quindi la messa in cassa integrazione gli ha permesso di rimanere a casa. Insieme al consiglio di amministrazione abbiamo poi deciso di anticipare la cassa integrazione per non lasciare i dipendenti senza risorse, situazione che avrebbe potuto metterli in seria difficoltà. Non è stato semplice, perché non eravamo certo pronti in termini di liquidità ad affrontare un’evenienza come quella del Covid.

Durante la pandemia sono nate però anche nuove idee e nuovi servizi, resi possibili dal fatto che la squadra di Relè ha tenuto e ci ha creduto. Servizi che sono certamente serviti per pagare gli stipendi, ma che sono andati anche a risolvere difficoltà che molte persone stavano vivendo. Penso ad esempio al servizio di ristorazione d’asporto con consegna a domicilio.

Lo abbiamo ideato e lanciato un venerdì pomeriggio e già nel fine settimana sono arrivate le prime ordinazioni: abbiamo portato il pranzo a anziani soli, a persone con disabilità, ma anche a lavoratori che dovevano recarsi in ufficio o nella loro sede di lavoro e intorno trovavano tutto chiuso. Così è stato ad esempio per i dipendenti della Murialdo, ma anche quelli della Cisl che, dopo averci conosciuto ci ha anche affidato il servizio di portierato in due loro strutture.

Quando abbiamo immaginato la ristorazione d’asporto abbiamo cercato renderla non solo economicamente accessibile, ma anche semplice; oggi si tende infatti ad automatizzare tutto, ma c’è anche chi non sa usare le tecnologie, per cui era sempre disponibile un numero di telefono per le ordinazioni. La ristorazione d’asporto, che pur ridotta continua anche ora dopo la riapertura, non ha compensato tutto quello che avevamo perso con i servizi chiusi, ma ha comunque generato un fatturato che ci ha permesso di pagare qualche stipendio.

Sempre durante la pandemia la Diocesi di Trento ha affidato al nostro settore Grafica&Video il servizio di messa in streaming sul canale youtube e in diretta su Telepace: tutte le domeniche abbiamo curato la regia dal duomo della funzione celebrata dal Vescovo utilizzando una postazione allestita sotto il campanile che ci permetteva di governare da remoto tre telecamere.

Credo che l’esperienza che abbiamo vissuto con la pandemia ci abbia portato a dare valore ad alcune cose che prima si davano per scontato: la comunità ad esempio ha visto come la cooperazione sociale si sia sforzata per rispondere ai bisogni nuovi che l’emergenza aveva causato.

Penso poi anche al lavoro, all’importanza di essere dentro un’azienda che ti garantisce tutti i mesi di avere uno stipendio.

Ho visto in Relè persone trasformarsi e apprezzare di più gli sforzi che come cooperativa stavamo facendo per trovare strade diverse e nuove opportunità di lavoro. Il Covid, e il senso di responsabilità di sapere che 22 persone con le loro famiglie dipendevano dalla nostra Relè, ci ha stimolato e ha messo in moto capacità e risorse pur dentro una situazione di grande smarrimento.