SPERIMENTAZIONE DELLE METODOLOGIE DEL DESIGN PER IL SOCIALE

di Flaviano Zandonai, open innovation manager Cgm

Viviamo in una fase in cui molte cose sono “by design”, ovvero progettate nei dettagli sia nelle funzionalità, cioè rispetto a come si usano, sia nelle intenzionalità, e quindi rispetto agli scopi per cui sono state concepite. Vale per i prodotti naturalmente e sempre più anche per i servizi, anche per quelli di interesse generale. Ma i designer contemporanei non si accontentano e oggi progettano anche organizzazioni, reti e politiche.

È quello che abbiamo provato a fare con Consolida nei giorni scorsi con le designer di #SocialFare, il centro per l’innovazione sociale di Torino mobilitando la comunità di pratica dell’area lavoro e inclusione.

L’oggetto al centro dell’attenzione è di grande rilevanza e attualità: come ridare valore alla formazione professionale e sulle life skills nei contesti, sempre più ampi e diversificati, di inserimento lavorativo di persone fragili.

Sono emersi alcuni interessanti apprendimenti che vogliamo condividere a caldo, anche per alimentare il confronto rispetto al prossimo workshop online del percorso e, chissà, rispetto ad altre iniziative di Consolida su questo fronte.

Il primo apprendimento, forse scontato ma non per questo irrilevante, è che la progettazione è intrinsecamente collaborativa e gli strumenti del design thinking esasperano questo aspetto per catturare la principale ricchezza che ci contraddistingue ovvero la diversità di bisogni, aspettative, apporti.

Il secondo consiste nella capacità di concentrare nel “qui ed ora” di un workshop approcci che di solito sono trattati in tempi e su piani diversi: la divergenza quantitativa del brain storming che fa “massa” di idee con la convergenza rispetto a profili target di beneficiari che sono da guardare in faccia per aiutare la presa di decisione. Un’alternanza di movimenti che accelera processi altrimenti lunghi e farraginosi.

Infine l’approccio di design, almeno quello proposto durante il nostro incontro, aiuta a superare un approccio “soluzionista” ai problemi, fatto di tanti piccoli aggiustamenti incrementali che spesso non risolvono le cause di fondo, in particolare se si tratta di fragilità multidimensionali e profondamente radicate nell’esperienza di vita delle persone e, spesso, delle loro famiglie e comunità di provenienza. Se invece il problema viene espresso come sfida che coinvolge una pluralità di attori e la soluzione formulata come una dichiarazione d’impatto che delinea una trasformazione positiva, duratura e desiderata allora si apre uno squarcio ampio ma strutturato dove è di nuovo possibile fare innovazione sociale.

Il workshop con SocialFare (strutturato in due appuntamenti: 16 maggio in presenza e 27 maggio online) rientra in un percorso più ampio di ricerca-intervento denominato InDES-ECOSISTEMI COOPERATIVI PER LO SVILUPPO INCLUSIVO E SOSTENIBILE DEI DISTRETTI DI ECONOMIA SOLIDALE, promosso da Consolida con il supporto della lr15/88.

A questa sessione di attività partecipano:

DOMENICO ZALLA (VENATURE), STEFANIA ANSELMI (ANTROPOS), ALESSANDRO BEZZI (CHINDET), FRANCESCO FIORAZZO (CS4), ROSARIA GIORGIO (IL GABBIANO), ALICE BAZZOCCO (OLTRE), LARA IACHEMET (GRUPPO 78), CLAUDIA LUCIN (REACTIVA), CRISTIANA BETTA (AURORA), GIULIO PIFFER E SILVANO PELLEGRINI (PROGETTO 92), ALESSIA SOMMADOSSI E SILVANO DEAVI (ALPI), GIULIA CROCE (ABC DOLOMITI), MATTEO DALLABONA (LE RAIS), LUISA WEIRATHER (IL LAVORO), SILVIA SCARAMUZZA, STEFANO MUSAICO, ELISA VIALARDI, GIUSI VALENTI DI CONSOLIDA.